mercoledì 4 settembre 2013

Arianrhod, condivisione di Stelle



Argentea é la Luna,
Fredde son le Stelle,
Stabile é la Dimora.


Da sette stelle é formata la sua corona in ciel,
La più luminosa é la Gemma Bianca,
Come i riflessi del castello,
Che va dall'argento al bianco.

Le ancelle tengono il Filo,
Mentre Lei lo crea, lo intreccia e lo disfa.

Sei il Karma, il destino ancestrale,
Sorretta dalle fanciulle e dalle stelle;
Come stai in cielo,
Stai anche in terra;
Come fra le stelle
Anche nei cuori.


Dei Viaggiatori Oltrepassati,
Passano sotto il tuo sguardo,
E attendono l'ultima parola,
Che sia severa e terribile,
O dolce e amorevole,
Lei continua a intrecciare il Filo,
Perché il Tempo è suo,
 E l'attesa del Tempo é in Lei.

Di poche parole,
Ma di molti fatti,
Cerca di tracciare il percorso, la Via,
E spetta solo a Noi coglierlo e percorrerlo.

Ci incamminiamo nel sentiero disegnato e creato,
E col sorriso rivolto in cielo,
Guardiamo le Stelle e la Luna nella notte scura,
Per guardare Lei 
che continua a tracciare
Il nostro destino,
I nostri Fili
E la nostra Via.



(I Disegni sono miei e li ho realizzati per la Dea Arianrhod)


Questo scritto é del 20 Agosto 2013; 
fatto per condividerlo qui.

mercoledì 21 agosto 2013

Il Racconto del Cerchio Bianco

Di Alpi e Appennini, avvolgono questo misterioso luogo, pieno di magia e arcani che fanno ricordare qualcosa di incantato.


Viaggi e mete, e par di spazio, rischiarano un pochino il Viaggio
che questo Incantatore ha svelato.
Che sia la lungimiranza a trasportar questo brillio di stelle,
e lungo le perlustrazioni visito un bosco al di lá di Alpi,
che fanno da segno a qualcosa di unico e di speciale.


Un Sidhe, attraverso un'ombra di una piccola quercia, vede un piccolo Viaggiatore che esplora la meraviglia del Mondo Superiore.
Estasiato di fargli uno scherzo, diventa il bersaglio del Giovane, che lo ferma e gli chiede un piacere, quello di non seguirlo. Ma il caro Sidhe, si vuole fare beffe di lui e lo inganna facendogli credere il contrario. Grazie alla sua forma di diventare invisibile, lo segue tra alberi e colline, e si ferma davanti a una collina cava che pare essere aperta.
Quatto quatto, si infiltra di nascosto e vede il caro Viaggiatore che lo stava aspettando... incuriosito, il Sidhe si fa avanti e chiede al giovane il suo nome... "Un nome ha poca importanza, e il mio non é altro che un nome".
Sconcertato dalla risposta, gli chiede cosa ci fa lí, nella sommità della Terra Interiore: "É un Viaggio che volevo intraprendere, ma non ho una guida, vuoi avere tu quel l'onore?". Ancora più sconcertato si allontanó piano piano e il giovane rimase lí ad aspettare... Sperava in una risposta... Che sia stata positiva o negativa, poco gli importava, voleva soltanto conoscere...

Dopo un po', riprese a camminare lungo il Sentiero e in cielo brillava una costellazione particolare, quella dei Pesci... Tra ululati e cinguettii, il caro Sidhe decise di farsi avanti e si propose come guida, ma le domande gli affliggevano in continuazione la testa.
Sembravano entrambi tranquilli, quando sentirono il tintinnio di una porta, quello che si sente quando si varca una soglia: "Siamo arrivati" dice il Sidhe, meravigliato dal calore e dalla brillantezza.
Un cerchio iradiato dalla Luna divenne argentato, circondato da piccoli Sidhe e piccoli funghi, ora colorati di luce. E un dolce tintinnio continua a risplendere e a suonare, e ciò che c'è d'argento diventa Bianco e gli alberi, che costeggiano questo cerchio, situato per terra vicino a un piccolo dolmen, divennero del color del cielo, e di verde ora non c'é più niente. Solo blu e bianco.
"Cos'è?" disse il Giovane
"É il Cerchio Bianco, un incanto per chi vede col cuore, un niente per chi vede con la mente e tante lucciole per chi vuole solo vedere" rispose il Sidhe.
Estasiato e meravigliato, si avvicina al Cerchio e vede tanti sidhe che girano in cerchio, in senso orario, e cantano qualcosa di irriconoscibile all'orecchio umano.

Un Incantatore, ecco come l'hanno chiamato quelli del Piccolo Popolo, che riesce a tirar fuori dal più scaltro dei Sidhe, un po' di buon cuore; un animo che a volte si pensa di aver perso, ma che il grazioso Sidhe aveva solo dimenticato, perché lui si considera l'Altezzoso.
Chiama a sè i suoi compari e dedicano all'Incantatore quella loro magia che sa trasformare il proprio ego... Un ego fatto di incertezze e tortuosità; ed é grazie a questo Sidhe che il Giovane Incantatore può finalmente intraprendere questo Viaggio. Un Viaggio che sa di meta, perché la meta diventa più importante del Viaggio stesso, perché è la meta che serve a realizzarsi e a comprendere.
Il Viaggio si trova alla fine, quando tutto finisce e ci si ricongiunge a ciò che ci é più sacro.

Questo Giovane Incantatore, ora in Viaggio per la sua meta, canta, scrive e racconta i suoi Viaggi a chi non é mai stato lá, nella Terra degli Incanti, raccomandando che lá "tutto cambia e tutto é diverso", bisogna reimparare per apprezzare davvero.



La meta perlustra vallate
e il tuono di cometa ravviva il cielo oscuro,
Incolume é la sua stazza,
ed egli contempla ancora il Piccolo Sidhe
per il suo primo insegnamento,
che non ha detto ma che ha fatto capire.
Un Tempo dove tutto si ferma.
e dove si odono passi nell'oscuritá,
e un dolce tintinnio risiede
nel cuore del Giovane Incantatore.



(Questo disegno é mio)

Scritto per la prima volta il 30 Maggio 2011

martedì 11 settembre 2012

Un Ricordo della Fonte

Ecco come inizia... con un uomo dai capelli grigi...

Era seduto sulla riva di un fiume e pensava al ritorno in mare aperto. Nonostante andasse per mare, non si era mai esposto per osservarlo attentamente. Stava spesso al timone o giù in coperta.
Quel giorno si è messo a guardare l'acqua, e vedeva sassi, sabbia, ghiaia e, a volte, qualche pesciolino. Ne vide uno impigliato in un tronco, era un po' grosso, non riusciva a muoversi. L'uomo si avvicinò un po' impaurito e un po' incuriosito. Il pesciolino si dimenava in continuazione, voleva tornare in acqua alla svelta, che gli uomini gli facevano paura. E quando ne vedevano uno, lo avvolgevano una tela, lo portavano al falò, veniva arrostito nel fuoco alto e poi mangiato insieme agli altri umani. Facevano una brutta fine. Ma lui non aveva paura, era incuriosito da quell'umano; non sembrava come gli altri, gli apparve diverso..
A un certo punto, il pesciolino smise di agitarsi e incrociò lo sguardo dell'uomo, ormai vicino. L'essere umano sentì sempre di più l'acqua del fiume muoversi, e il piccolo animaletto parlò nel cuore dell'uomo e gli sussurrò una semplice parola: "Credici".
Un uomo, privo di immaginazione, pensò che era folle, che stava impazzendo... se ne stava andando quando il pesciolino lo chiamò per nome, non con il suo vero nome, ma con quel nome legato alla sua anima, quello che una volta uno sciamano, conosciuto nelle Americhe Settentrionali, gli aveva rivelato. Era sbalordito. Si avvicinò al pesciolino e lo liberò; saltando subito in acqua osservò l'uomo: "Grazie, uomo delle acque. Io sono un salmone, non un pesciolino come hai continuato a definirmi. E, no! Non puoi mangiarmi... sono giunto fin qui per te" disse al cuore dell'uomo, sbalordito per la seconda volta, che cadde a terra seduto e con gli occhi sgranati: "Cos'hai per me?" disse ad alta voce, non rendendosi conto che aveva urlato.
"Ho detto che sono qui per te, non che ho qualcosa per te" rispose il salmone.
"Un salmone un po' enigmatico" pensa l'uomo delle acque.




E' arrivata la sera e si accampa vicino al fiume, cercano di capire perché è ancora lì il pesciolino e come mai gli aveva parlato: "Di solito i pesci si mangiano e non parlano" pensa tra sé e sé l'uomo e continua: "Ma forse questo può aiutarmi, può darmi una mano a cercare qualcosa di diverso, qualcosa che non trovo da anni... io ho attraversato mari, conosco le genti e non vedo nessun cambiamento da parte di coloro che trattano male gli altri... vedo sofferenze e miserie... ho conosciuto un re, un vero tiranno, volevo intromettermi in una discussione, ma a quanto pare lui tratta tutti come se fossero i suoi schiavi, come se lui avesse sempre ragione e gli altri nel torto... e non parliamo di come tratta male le serve del suo regno... quanto mi ha dato fastidio guardare con i miei occhi tutto questo! Io sono solo questo, e vorrei tanto trovare una soluzione, che ne so.. forse una strada...".
"Un Viaggio" dice il salmone a voce alta, senza sapere i pensieri dell'uomo.
Oramai l'uomo ha imparato ha non sbalordirsi più.
Quella notte, il salmone andò a parlare con gli spiriti del mare e gli venne dato un compito: "Conducilo alla Fonte e fa di lui il Viaggiatore". 
Capì subito cosa doveva fare e nuotò più veloce che poteva dall'uomo; sapeva dove trovarlo e come. Riusciva a sentire i suoi passi, diversi dagli altri, più calmi, più armoniosi, più leggeri e molto docili. E infatti era lì: stava facendo colazione con qualche bacca, un buon frutto e della semplice acqua e aspettava il ritorno del suo amico pesciolino.
"Seguimi" gli disse il salmone e lo seguì, senza obbiezioni e senza sbalordirsi.

I giorni passano e con lui le sue scorte di cibo. Si fermarono e l'uomo fece rifornimento cercando qualcosa tra i cespugli e sugli alberi. Era molto agile e in un attimo aveva fatto tutto. Dopo aver raggiunto il fiume, il salmone gli dice che deve scalare quella montagna lì davanti mentre lui lo aspetta su. L'uomo non sapeva come potesse fare quel salmone a salire lassù... era impossibile!
"E tu?" gli disse l'uomo "Come fai?"
"Non preoccuparti, ho i miei trucchi" e il salmone gli fece l'occhiolino prima di scomparire fra le onde del fiume. L'uomo rimase solo.

La notte la passò in una radura, non ci era mai stato e si mise ad osservarla. Intravide fra le chiome degli alberi la luna piena che splendeva e illuminava il cielo. Si addormentò col sorriso sulle labbra.

Il giorno dopo riprese il cammino e dopo qualche ora di viaggio trovò un laghetto, costeggiato da alberi di nocciole e un piccolo ruscello che lo collegava ad una cascata, che aveva appena passato.
Le nocciole gli ricordavano quell'avventura con lo sciamano, ricordava che nei rituali si mettevano sempre vicino alle nocciole. E in quel momento pensò: "Sono sempre vicini a dei laghi, a dei fiumi o comunque a fonti d'acqua."
Non sapeva se in quei luoghi ci fossero dei salmoni, non ne aveva mai visti a parte quello appena conosciuto. Quindi pensava di riconoscerli per la loro bocca particolare. Fece tanti parallelismi, grazie alle rivelazioni che ottenne restando nelle Americhe, accanto alle tribù e agli sciamani e quindi si mise a contare gli alberi, erano nove...

Arrivato a destinazione, il Salmone si fece avanti e gli mostra un albero di nocciole: "Hai accettato questo Viaggio, sei riuscito a salire queste rocce e ora voglio donarti uno di questi" facendosi riferimento a una nocciola. L'uomo accettò e ringraziò il pesce; ne prese uno vicino, quello più esposto e quello più vicino al laghetto. Si rese conto di quanto fosse dura la buccia, di quanto siano diverse quelle nocciole rispetto a quelle precedentemente mangiate "involontariamente" nei suoi viaggi.
Il pesce gli disse che "sì" era destinato qui, e che però non poteva mangiare quel frutto, doveva accettare il Viaggio, quello vero.
"Ti ho mostrato questo perché un giorno devi ritornare, se vuoi davvero apprendere i misteri e cambiare ciò che vedi con i tuoi stessi occhi".
Accetta senza esitare, è solo, non ha nessuno da cui ritornare, non c'è nessuno che lo aspetti. E poi è arrivato fin lì, e quel pesciolino cominciava a stargli simpatico, perché alla fine l'ha aiutato.

Il momento è arrivato e il Salmone gli dice cosa deve fare per poter, poi, mangiare quel frutto.
Fu un lunghissimo Viaggio, non aveva mai fatto viaggi così: erano sempre più lunghi, i luoghi sembravano che parlassero, soprattutto le pietre e gli alberi. Durante il primo Viaggio si è comprato un taccuino per annotare tutto ciò che gli interessava. Si è soffermato decisamente sulla medicina e sulla poesia dei paesi. Si interessava alla cura naturale e a come aiutare quei bambini che soffrivano e a donar loro un sorriso con rime divertenti. Si divertì molto anche lui, e alcune rime da lui create, arrivarono nei regni e la gente rimase incantata da certa bravura.

Ha attraversato monti, valli, mari, deserti, dune, ghiacciai... è andato alla ricerca di qualcosa che fu dimenticato e sepolto. E' andato alla ricerca dei ricordi delle persone, di tribù quasi estinte.

Passano i mesi e passano gli anni.

Era ritornato nel Sahara, nel mercato dove aveva comprato una cosa che il Salmone gli aveva chiesto: una cosa molto preziosa che si trovava solo lì.
Quando vide lì vicino, alle bancarelle del suo ultimo acquisto, uno strano oggetto, deformato di color ottone; lo attirò talmente tanto che si perse via nel guardarlo. Aveva tanti tagli profondi e nitidi e uno strano campanellino intagliato all'interno: sembrava la struttura di un albero deformato. Lo comprò e si sedette su una scalinata a osservarlo. Lo guardò così bene che vide il Salmone che lo chiamò. Lo riconobbe perché l'ha chiamato con il suo vero nome e non con il nome che conosco in tanti. E' tempo del Ritorno.

Sono passati sette anni dall'ultima volta; il paesaggio era diverso ma il laghetto e gli alberi erano ancora quelli. E il Salmone gli rammenta che quello è il momento di prendere atto della sua scelta. Era il momento di decidere. Quel frutto, l'avrebbe cambiato?
Seduto sulla riva apre il frutto e mangia la nocciola che ha sempre avuto con sé.
Non ebbe cambiamenti immediati, la conoscenza è arrivata dopo che ha capito cosa lo attendeva ancora. Altri Viaggi e altre scoperte.

E il Salmone è ancora lì che attende il suo Ritorno perché è grazie a lui che quell'uomo è diventato così consapevole, così aperto al mondo, così riconosciuto e cercato... così semplice e solitario.
E sarà proprio quel Salmone a raccontar la sua storia e a rivelare al suo amico che quello era il suo Viaggio, quello di ritornare alla Fonte, la Fonte della Saggezza, dove il caro pesciolino si nutre di nocciole...






Scritto per la prima volta il 16/17/18 Agosto 2012
da Silyael alias Elanorya

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